Uno champagne con due firme
Ci sono bottiglie che raccontano una storia ancora prima di essere stappate. Il nuovo Brut Classic di Champagne Deutz è, per me, esattamente uno di questi casi. Ciò che mi ha colpito subito non è solo il contenuto, ma il momento in cui è nato: al passaggio tra due generazioni di Chef de Cave.
Michel Davesne, per due decenni Chef de Cave di Deutz, e Caroline Latrive, sua successora, hanno costruito insieme questo millesimo. Non il classico passaggio di consegne da un giorno all'altro, ma una fase durata mesi in cui entrambi hanno lavorato fianco a fianco. Lo trovo notevole, perché è una cosa che raramente viene resa visibile. Di solito, come consumatore, ti ritrovi davanti un vino finito, senza sapere quale firma domini davvero. Qui, invece, è proprio questo il tema centrale della bottiglia.
Perché il Brut Classic è così importante
Per case come Deutz, la Cuvée Classic è una sorta di biglietto da visita. Mentre le Cuvée di prestigio come l'Amour de Deutz o il William Deutz celebrano piuttosto le annate eccezionali, il Brut Classic deve mantenere un livello affidabile anno dopo anno. È il vino su cui una casa viene misurata, perché è quello più bevuto, più confrontato e più acquistato. Portare avanti la responsabilità di un vino simile in una fase di transizione mi sembra quindi un compito piuttosto delicato. Non si tratta di brillare con uno stile nuovo, ma di garantire continuità, introducendo allo stesso tempo, con calma, la propria impronta.
L'Assemblage: classico, ma con un peso proprio
La Cuvée si basa sull'annata 2022, che per caso è anche il primo anno di Latrive in casa. L'Assemblage mi sembra molto "tipico Deutz": 40% Chardonnay, 35% Pinot Noir, 25% Meunier. Questo equilibrio con lo Chardonnay in testa rispecchia la firma della casa, che punta tradizionalmente su freschezza ed eleganza senza rinunciare alla pienezza del Pinot Noir.
Trovo interessante la quota di vino di riserva, circa il 28%, proveniente soprattutto dalle annate 2019, 2020 e 2021. Questo mi fa capire quanta responsabilità si nasconda in realtà in un "semplice" Brut Classic. I vini di riserva sono la memoria di una casa e, se usati con intelligenza, permettono di compensare le oscillazioni di una singola annata. In un momento di cambio nel team dei Chef de Cave, questo elemento diventa per me ancora più significativo: è, in un certo senso, il ponte tra gli anni di Davesne e la nuova era di Latrive.
Come immagino il gusto
Nel momento in cui scrivo questo testo non ho ancora assaggiato io stesso questa bottiglia, ma l'aromaticità descritta corrisponde esattamente all'immagine che ho di Deutz: note floreali all'inizio, poi verso toni di tostatura e marzapane, con un tocco di frutta a nocciolo. Questa combinazione di cremosità (dal Pinot Noir) e freschezza (dallo Chardonnay) rappresenta per me l'essenza di un buon equilibrio champenois. Anche un finale fruttato rientra nel tipico profilo Deutz: non troppo austero, non troppo dolce, ma armoniosamente bilanciato.
Perché la storia umana mi interessa più dei numeri
Credo che il vero punto forte di questa uscita non sia la percentuale dell'Assemblage, ma il fatto che due persone che si conoscono dalla fine degli anni '90 abbiano lavorato insieme a questo vino. Davesne stesso ha proposto Latrive come sua successora: una prova di fiducia che, in un mondo champenois così legato alla tradizione, non è affatto scontata. Caroline Latrive, figlia di un enologo consulente di Reims, porta evidentemente con sé una profonda comprensione del Terroir e della viticoltura, pur seguendo, in Deutz, una propria strada.
Il mio parere da appassionato
Per me, questo Brut Classic dimostra che un cambio generazionale in cantina non significa necessariamente una rottura. Al contrario: se gestito come in casa Deutz, può persino diventare un punto di forza, con l'esperienza che incontra una prospettiva nuova senza che il linguaggio stilistico della casa vada perduto. Sono curioso di vedere come si evolverà lo stile nelle prossime annate, man mano che Latrive agirà in modo sempre più autonomo. Questo Brut Classic 2022 è per me una sorta di verbale di consegne in forma di bottiglia, ed è proprio questo a renderlo, ai miei occhi, più interessante di tanti millesimi di prestigio.