Una piccola riga nel Journal officiel, tanta confusione su Instagram
Qualche settimana fa mi sono imbattuto in una notizia che sul momento mi ha lasciato perplesso: la Francia, per la vendemmia 2026, ha alzato il limite di acquisto di uva per i vignaioli della Champagne dal 5 al 15 percento. Il mio primo pensiero, sinceramente, è stato: aspetta, questo significa che il mio amato vignaiolo RM può improvvisamente acquistare un terzo delle sue uve e continuare comunque a scrivere "récoltant-manipulant" in etichetta? Per me, che apprezzo i Champagne RM proprio per la loro impronta personale e la loro origine, questa sarebbe stata una piccola scossa.
Così mi sono messo a leggere e informarmi. E la risposta è: no. Non succede nulla del genere. Ma il tema vale comunque la pena di essere approfondito, perché mostra quanto sia complicato e burocratico il funzionamento della Champagne dietro le quinte, e quanto facilmente noi consumatori possiamo fraintendere qualcosa leggendo solo il titolo.
Cosa è cambiato davvero
Il decreto del 7 agosto, pubblicato il 12 agosto, è una modifica puramente fiscale e amministrativa. Riguarda il cosiddetto numero di accisa, sotto il quale un vignaiolo può acquistare vino, mosto o uva. Finora il limite era del 5 percento della propria produzione. Se un vignaiolo voleva acquistarne di più, aveva bisogno di un secondo numero fiscale, di una contabilità separata e di locali di stoccaggio distinti: in pratica doveva creare una piccola attività commerciale accanto alla propria tenuta vinicola vera e propria. Un impegno amministrativo notevole, difficilmente praticabile per molte piccole case.
Ora il limite è al 15 percento. Un vignaiolo può quindi acquistare di più senza dover creare questa doppia struttura. In sostanza, è tutto qui. Nessuna nuova legge sull'appellation, nessuna nuova definizione di RM o NM, nessuna modifica alle regole di resa.
Perché proprio ora?
Il motivo è la vendemmia 2026, che già prima della raccolta vera e propria viene considerata molto scarsa. Le gelate primaverili hanno causato perdite significative in diversi comuni della Champagne, e di conseguenza i prezzi dell'uva sono saliti. Per i vignaioli che dipendono dai propri vigneti, ma che a causa del gelo raccolgono meno, l'acquisto di uva è spesso l'unica possibilità per soddisfare la domanda dei propri clienti. Il Comité Champagne aveva già richiesto l'aumento il 17 luglio, ancora prima della vendemmia vera e propria. Questo mi fa capire che in Champagne si pianifica in modo piuttosto lungimirante, e che evidentemente già in estate si sapeva quanto tesa sarebbe stata la situazione.
L'equivoco che riesco a capire
Ciò che mi ha interessato di più è stata la domanda sul perché sia nata l'impressione che qui si toccasse il diritto d'etichetta. Credo che dipenda dal fatto che il limite del 5 percento era, in molte teste, anche nella mia, mentalmente collegato alla definizione di RM. Si pensa: poco acquisto = RM, tanto acquisto = NM. Ma anche prima non era del tutto corretto. La classificazione RM/NM non dipende da una soglia percentuale di acquisto, bensì da chi "manipola" il vino, cioè lo vinifica e lo imbottiglia, e da quali uve provenga secondo le dichiarazioni presso il CIVC. La soglia del 5, ora 15, percento riguarda esclusivamente come l'acquisto viene registrato ai fini fiscali, non come debba essere dichiarato in etichetta.
Le linee guida ufficiali di attuazione hanno nel frattempo chiarito anche questo: l'agevolazione fiscale non crea alcuna eccezione al diritto d'etichetta. Un vignaiolo che acquista oltre il nuovo limite non ottiene per questo un lasciapassare per continuare a vendere il proprio vino come puro RM, se le regole di origine e dichiarazione sottostanti non lo consentono.
Cosa significa questo per noi bevitori
Per me, come consumatore, in etichetta non cambia proprio nulla, almeno per ora. Continuo a non vedere se un vignaiolo ha acquistato il 3 o il 12 percento, cosa che del resto non era visibile nemmeno prima. Quello che mi porto a casa, però, è che questo cambiamento normativo è in fondo un'ancora di salvezza pragmatica per le piccole aziende in un'annata di vendemmia difficile. Trovo piuttosto simpatico che si sia tolta pressione a livello amministrativo, senza toccare la sostanza vera e propria delle regole d'origine.
Ciononostante mi resta un po' di retrogusto. Se acquistare uva diventa più semplice, questo potrebbe, nel lungo periodo, sfumare nella pratica il confine tra un RM "autentico" e un vignaiolo che in realtà agisce più come una piccola casa di negoziazione, anche se formalmente in etichetta tutto resta invariato. Nei prossimi anni presterò più attenzione quando degusterò bottiglie RM, e mi chiederò ancora di più: quanto di quello che ho nel bicchiere proviene davvero dal proprio vigneto?