Le Mesnil-sur-Oger: il villaggio più rigoroso della Champagne, e perché lo amo
Ci sono champagne che ti abbracciano subito. Cremosi, opulenti, amichevoli. E ci sono i champagne di Le Mesnil-sur-Oger. Quelli non ti abbracciano. All'inizio ti guardano con scetticismo. Ricordo ancora bene i miei primi contatti con i vini di questo villaggio: li trovavo quasi inaccessibili. Oggi per me sono la prova che anche lo champagne può essere introverso e, nonostante questo (o forse proprio per questo), avere moltissimo da raccontare.
Ma dove si trova esattamente Le Mesnil-sur-Oger?
Le Mesnil si trova sulla Côte des Blancs, un po' a sud di Épernay, nel bel mezzo di una zona che coltiva quasi esclusivamente Chardonnay. Circa 400 ettari di vigneto, dedicati praticamente per intero a questo vitigno. Il villaggio ha lo status di Grand-Cru, la classificazione più alta che la Champagne possa assegnare. Chi si interessa quindi ai Blanc de Blancs, cioè agli champagne monovitigno di Chardonnay, non può ignorare Le Mesnil.
Perché i vini di qui hanno un gusto così diverso?
Per me la ragione è chiaramente nel terreno. A Le Mesnil lo strato di gesso si trova spesso proprio sotto una coltre di terra molto sottile. Questa è una cosa che trovo sempre affascinante: il gesso trattiene l'acqua e la rilascia in modo costante alle viti, e sembra sia proprio questo a conferire ai vini quella nota minerale, quasi sapida, che difficilmente si ritrova con la stessa nitidezza in un altro villaggio della Champagne.
Cosa significa questo nel calice? Acidità alta, poca opulenza fruttata, ma in compenso una persistenza che semplicemente non vuole finire. Quando assaggio un Le Mesnil giovane penso spesso: rigoroso, quasi spigoloso, poco accessibile. Ma è proprio questo che rende questi vini così avvincenti: richiedono pazienza, e qui la pazienza viene quasi sempre ricompensata.
Gli indirizzi più celebri del villaggio
È quasi impossibile scrivere di Le Mesnil senza imbattersi in alcuni nomi che nel mondo della Champagne hanno uno status quasi mitico.
Salon, la filosofia di un villaggio, un vitigno
Salon è per me l'esempio più radicale di questa idea: una maison che, dalla sua primissima annata del 1905, imbottiglia esclusivamente Chardonnay di Le Mesnil, e solo nelle annate ritenute degne di questo nome. Nessun secondo vino, nessuna cuvée base, nessun compromesso. Quando penso al "Le Mesnil allo stato puro", penso prima di tutto a Salon.
Il Clos du Mesnil di Krug
Un vigneto cintato di quasi due ettari nel cuore del villaggio: per me uno dei luoghi più poetici di tutta la Champagne. Il fatto che una maison come Krug, nota di solito per assemblage complessi tra molte annate e parcelle, qui vinifichi separatamente un unico pezzo di terra cintato, dimostra secondo me quanto venga considerato speciale questo terreno.
Les Chétillons e i vignerons del villaggio
Con la sua parcella Les Chétillons, Pierre Péters ha dimostrato che anche i champagne di vigneron di Le Mesnil possono raggiungere livelli di eccellenza mondiale, non solo le grandi maison. Anche nomi come Guy Charlemagne o Robert Moncuit meritano attenzione per chi vuole cercare qualcosa al di là delle etichette più celebri. Trovo particolarmente interessanti proprio queste piccole realtà, perché spesso lì si percepisce in modo più autentico quanto grezzo e non addomesticato possa essere davvero questo Chardonnay.
Perché tante cuvée di prestigio contengono Chardonnay di Le Mesnil?
Se si guarda a quante grandi cuvée di prestigio si basino sullo Chardonnay della Côte des Blancs (il Comtes de Champagne di Taittinger, il Blanc des Millénaires di Charles Heidsieck, ma anche componenti presenti in Dom Pérignon o Cristal), diventa presto evidente una cosa: questo villaggio offre esattamente il tipo di struttura di cui una grande cuvée ha bisogno. Struttura, acidità, potenziale di invecchiamento. La frutta si può aggiungere in seguito. Questa tensione, evidentemente, no.
Le Mesnil ha davvero bisogno di più tempo?
Questa è la mia impressione personale da quando mi occupo consapevolmente di Blanc de Blancs: i vini di Le Mesnil spesso hanno bisogno di molto più tempo per smussare i loro angoli. Maison e vignerons rispondono a questo con affinamenti sui lieviti più lunghi rispetto ad altre zone. Chi apre un Le Mesnil giovane e resta deluso, secondo me, ha semplicemente stappato la bottiglia troppo presto.
Il cambiamento climatico sta modificando il carattere del villaggio?
Questa è la domanda che di recente mi ha occupato di più la mente. Se le annate calde sottraggono allo Chardonnay parte della sua acidità naturale, cosa resta di quel rigore proverbiale che caratterizza Le Mesnil? Non ho una risposta definitiva, ma ho un sospetto: il terreno di gesso continuerà a garantire struttura anche in futuro, anche se il livello di acidità complessivo diminuisce. Se questo basterà a preservare il tipico "morso di Le Mesnil" si vedrà probabilmente solo nei prossimi decenni.
Il mio bilancio
Per me Le Mesnil non è un villaggio che si ama se si preferisce uno champagne che piace subito. È un villaggio per chi è disposto ad aspettare, e per chi prima o poi riconosce in quel rigore spigoloso e sapido esattamente ciò che è: pura, autentica origine nel calice.